Assassin’s Creed – come il film si distacca dal gioco Ubisoft

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Il film di Assassin’s Creed, (qua la nostra recensione) alla fine, fa questo: svuota il gioco di serietà. Non è la prima volta che accade nel passaggio dalle console alle sale cinematografiche (un esempio su tutti, Resident Evil). Dal design ai concetti, dai personaggi all’ambientazione, sembra voglia differenziarsi dal gioco. Però rimane succube di una visività videoludica e caotica, e non riesce a elaborare una sua personalità cinematografica.

Svuotamento di un gioco complesso

Il sottoscritto ammette di essersi fermato al terzo capitolo della saga Ubisoft, ma tanto basta per un confronto. Partiamo dal tema centrale: il Credo. Il primo videogioco di Assassin’s Creed si snoda sul progressivo svelamento del senso del motto su cui si fonda l’ordine degli assassini. Nulla è reale, tutto è lecito. Il giocatore, accompagnando Altair, cambia insieme a lui prospettiva su quella frase. Da passivo “fai come ti pare”, a coscienza quasi pirandelliana del valore relativo delle regole sociali. Nel film, invece, il motto è buttato lì senza troppa importanza. È dogma a cui gli assassini s’inchinano senza un reale pensiero critico alle spalle.

assassin's creed

Templari e assassini. La profondità del gioco di Assassin’s Creed è data anche dalla complessità dei personaggi templari. Ogni volta che porti a termine un’uccisione, le ultime parole della vittima riescono ad instillarti il dubbio. I templari hanno le loro ragioni. E non sono ragioni “da cattivi”; sono ragioni umane, razionali, date da una diversa prospettiva su uno stesso problema. Nel film, invece, il discorso sulla violenza che è come un cancro, nonché le finalità di Jeremy Irons, rimandano a villain classici, con una visione deformata e semplicistica della realtà. Mancano di carisma, di pensiero, di raziocinio. Il loro fine è fumoso, i loro metodi rozzi. Stonano con l’immagine nobiliare/asettica con cui sono tratteggiati visivamente.

Tra rimandi visivi e libertà poco chiare

E il design? I costumi degli assassini funzionano. Le armi anche. Quello che manca è lo sfruttamento di entrambi. Nel primo Assassin’s Creed il costume aveva un senso in quanto permetteva ad Altair di mimetizzarsi nelle processioni di monaci. Nel film, gli assassini paiono gli unici personaggi incappucciati. Non molto funzionale se la tua finalità è non farti notare.

assassin's creed animus

Ma la grande differenza (e pecca) nel design è l’animus. La macchina che permette al protagonista di rivivere i ricordi del suo antenato. Se nei giochi è un comodo lettino incapsulato, nel film si sceglie una versione “coreografica”. Braccio meccanico che segue i movimenti del paziente mentre rivive le gesta di Aguilar. Inutilmente scenografico e, soprattutto, poco funzionale.

L’atmosfera “storica”, invece, cerca di ricalcare pedissequamente il videogioco. Polvere, luce soffusa e toni caldi. Ma se l’ambientazione è ben costruita, le scene di parkour e di combattimento, nel gioco immediate e chiare, vengono spezzettate registicamente in un confuso gomitolo di salti e calci.

assassin's creed

Per concludere…

Il film di Assassin’s Creed ammicca ai fan del gioco senza dargli nulla di nuovo. Anzi, gli toglie la possibilità di approfondire veramente una trama complessa e sfaccettata. Invece, preferisce sfiorarla appena, e giocare sulla tamarraggine d’azioni, nonché sui pettorali di Fassbender. In fin dei conti, sembra voler cercare personalità e distanziarsi dal gioco nelle cose sbagliate.