13 Reasons Why – Recensione della serie tv Netflix

0
SHARE

13 Reasons Why è la nuova serie Netflix uscita il 31 marzo. Tratto dall’omonimo romanzo di Jay Asher, si situa tra il teen drama e il thriller. Prende tematiche dal primo (v. l’intramontabile Dawson’s Creek) e spigliatezza narrativa dal secondo, ma va oltre alla semplice commistione. Quello che ne scaturisce è una fusione dei due aspetti; un thriller che s’impernia sulla forza emotiva e/o un dramma raccontato con la potenza narrativa dell’ingenuità adolescenziale.

13 Reasons Why – Mosaico d’adolescenza impaurita

13 Reasons Why - Recensione della serie tv NetflixHannah Baker (Katherine Langford), diciassettene liceale, si è suicidata. Il suo compagno, amico, Clay (Dylan Minnette), timido, impacciato, nerd, innamorato di lei dal primo incontro, riceve uno strano pacco. Cassette, di quelle “vintage” da ascoltare con un walkman o un vecchio stereo. Lì c’è la confessione di Hannah, il suo J’accuse. Sette cassette, tredici persone che l’hanno portata al suicidio. Clay è disorientato: solo quelle tredici hanno l’obbligo/dovere di ricevere e ascoltare le cassette. Quindi la colpa è anche sua. Le ascolta, puntata per puntata, cercando di sciogliere i mille perché che gli sono rimasti in gola, e scoprendo che ci sono segreti nel cuore di ognuno che la sola vita liceale non è in grado di nascondere.

13 Reasons Why - Recensione della serie tv Netflix

Fotografia e regia non ricercano particolarità stilistiche. La forza sta nella narrazione, nella bravura dei giovani attori e nella precisione con cui sono delineati tutti i personaggi. I temi classici dell’età, rapporti con famiglia, bullismo, amori e amicizie sperati e infranti, si mischiano in un mosaico di 13 stronzi a metà, la cui colpa principale è la debolezza d’aver paura. Paura di solitudine, del futuro, degli altri, di se stessi. Il tema del suicidio, centrale, mischia tematiche esistenziali/individuali a temi più sociali (la donna/oggetto). Affrontare un tema delicato unendo forza a commozione non è facile; l’uso della prospettiva di un diciassettenne ancora innamorato ci proietta in lui, indipendentemente da età, genere o indole.

Per concludere…

Quello che esce è un racconto coinvolgente, dettato da ritmi serrati e picchi di forte emotività. Esasperata, esagerata, infantile, forse, ma mai spicciola. Finalmente, una morale sull’amore scevra da moralismi; l’unica colpa, una stupidità d’adolescenza da cui però non si può fuggire mai.

REVIEW OVERVIEW
Voto finale
SHARE